Hai mai sentito parlare di “retailtainment”? La parola deriva dalla crasi tra “retail” ed “entertainment”. Rappresenta una strategia di marketing, un approccio di business, che mira a creare esperienze di acquisto il più possibile coinvolgenti per i clienti.

Non si parla quindi più solo dell’atto dello shopping: il retailtainment porta con sé intrinsecamente il concetto di una vera e propria esperienza da vivere in prima persona e da sperimentare attivamente. Continua a leggere per scoprire di più!

 

Retailtainment: tra l’esperienza fisica e digitale

 

Con l’avvento dell’e-commerce e delle tecnologie digitali, i retailer tradizionali si sono trovati a dover competere con il mondo online. Ora, i clienti possono acquistare i prodotti comodamente da casa. Non devono più recarsi fisicamente in negozio e, soprattutto, avvalersi della possibilità di effettuare un acquisto in qualsiasi momento e tramite qualsiasi dispositivo.

Al fine di continuare ad attrarre i consumatori nei negozi fisici e mantenere la rilevanza all’interno del mercato, molti operatori del retail hanno deciso di avvicinarsi al concetto di “retailtainment”. Consiste nell’integrazione di elementi di intrattenimento ed esperienziali, fisici o virtuali, nell’esperienza di acquisto.

L’obiettivo? Rendere l’esperienza di acquisto più piacevole e memorabile, attirando i consumatori all’interno del negozio, facendoli trascorrere più tempo all’interno dello spazio fisico. Di conseguenza, le vendite aumentano creando una connessione emotiva e un’esperienza positiva con il marchio.

 

Integrazione tecnologica nel retailtainment

 

L’integrazione tecnologica gioca un ruolo chiave all’interno del retailtainment. L’utilizzo di tecnologie avanzate come la realtà virtuale, i configuratori 3D e la realtà aumentata è fondamentale per coinvolgere e creare esperienze indimenticabili. I rivenditori hanno la possibilità di scegliere autonomamente in quale fase del processo integrare la componente innovativa.

Attraverso la piattaforma SaaS Tailoor, i retailer possono scegliere, ad esempio, se potenziare la parte di intrattenimento nella fase iniziale di selezione e personalizzazione del prodotto. Di conseguenza, il consumatore non dovrà rinunciare alla visita in negozio, che servirà a completare l’esperienza, nel pieno spirito di continuità con il business tradizionale. Il risultato è un’esperienza completa che si arricchisce ulteriormente grazie all’aumento dell’engagement diretto e alla possibilità di creare esperienze personalizzate raccogliendo dati sui clienti e sulle preferenze di acquisto.

 

L’importanza del marketing esperienziale

 

L’e-commerce ha permesso ai clienti di beneficiare della comodità di fare acquisti online, dove e quando preferiscono. A volte, se non gestito in modo ottimale, questo approccio può portare a una mancanza di esperienzialità, garantita, invece, dal retail fisico. Questo è il motivo per cui la combinazione di online e fisico garantisce lo sfruttamento, al 100%, di tutte le potenzialità di questi servizi.

Inoltre, l’adozione di nuove tecnologie all’interno del punto vendita e/o all’interno del processo di vendita può aumentare l’interesse e la curiosità dei clienti. Questo, a sua volta, può anche riflettersi favorevolmente sui social media attraverso un aumento del buzz e un passaparola positivo. Il risultato? Maggiore visibilità del brand, particolarmente strategica per attrarre nuovi clienti e rafforzare la brand awareness. Rappresenta, quindi, un importante vantaggio competitivo per i retailer da non sottovalutare.

 

Il retailtainment come ricordo dell’esperienza vissuta

 

I consumatori danno la priorità ai ricordi piuttosto che al mero prodotto fisico. Indipendentemente dal fatto che siano disposti o meno a fare un acquisto immediato, portano con sé il ricordo della loro esperienza. Sono propensi a condividere le loro opinioni e i loro punti di vista con la rete, basti pensare che, secondo una ricerca di Harris Group, il 72% dei millennial preferisce spendere in esperienze, piuttosto che in prodotti.

Il ricordo dell’esperienza non si esaurisce, però, nell’esperienza stessa, ma può e deve essere amplificato anche nel periodo successivo all’acquisto. I social media possono essere una leva molto importante per raggiungere questo obiettivo. La soddisfazione (e l’insoddisfazione) che deriva dall’acquisto di prodotti può essere tradotta in una narrazione, in formato digitale, di ciò che la persona ha vissuto in prima persona.

Inoltre, questa tendenza si riflette anche nel social shopping, a partire dall’acquisto stesso, che può essere definito come un atto intrinsecamente sociale. Infatti, raccontare a terzi le nostre scelte ci aiuta nella valutazione delle alternative.

Non solo ci fidiamo delle persone che ci sono vicine e condividono con noi le loro testimonianze, ma ci affidiamo anche alle opinioni che troviamo online e sui motori di ricerca. Spesso li giudichiamo in termini di affidabilità e credibilità, al pari di quelli forniti da amici e conoscenti.

L’atto di cercare informazioni durante il processo di valutazione, scelta e acquisto rappresenta la risposta digitale al bisogno umano di condividere la propria esperienza con altre persone. Diventa quindi fondamentale per gli stessi retailer monitorare la percezione delle community online, in quanto può essere un utile valore aggiunto in grado di attrarre nuovi potenziali clienti.

Popolare, interagire e collaborare sui social media è, quindi, un elemento discriminante per i retailer nella gestione delle proprie attività. Un fattore molto importante da valorizzare, al fine di massimizzare l’attività della propria attività.